GUIDO GOZZANO

Novembre 13, 2007

La differenza

Penso e ripenso: – Che mai pensa l’oca
gracidante alla riva del canale?
Pare felice! Al vespero invernale
protende il collo, giubilando roca.

Salta starnazza si rituffa gioca:
né certo sogna d’essere mortale
né certo sogna il prossimo Natale
né l’armi corruscanti della cuoca.

- O pàpera, mia candida sorella,
tu insegni che la Morte non esiste:
solo si muore da che s’è pensato.

Ma tu non pensi. La tua sorte è bella!
Ché l’esser cucinato non è triste,
triste è il pensare d’esser cucinato.


X19

Novembre 7, 2007

Ci sono padri che non conoscono resipiscenza.


X18

Novembre 4, 2007

Ho eletto un Ermes personale
su un fiore di carta
accanto a una birra. Fuori
ho una pinna
per il mare settembrino
(ma ancora è presto) ancora
è autunno
vespertino
lo aspettiamo dal mattino
fin da quando io l’ho eletto
messaggero prediletto
corre, arranca, muore schietto
non di certo, non negletto
caro messo ad affrettare
questa lirica insoave
scelto lui fu per portare
ma portare mai non può
tantomeno porta fiori
non li porta no nel primo
(pausa)
il primo dì
dei dì di maggio.

(Le sue impronte sono i pascoli remoti della mia pelle attuale)

[Luciano Balbetta, Córrime, Milano, 1983]


X17

Ottobre 29, 2007

Mi è planato un manoscritto sulle ciglia. La palpebra mi è servita da leggio. Il manoscritto era di carta igienica e serviva a tamponare, o direi meglio a “mungere i pozzi dello spirito”. Dello spirito che è pur sempre un soffio, e siccome il genitivo è soggettivo, sono pozzi che soffiano. Allora mungiamo il loro vento, e spargiamo rugiada. Cachiamo rugiada, sì, così questa poesia non è più tale; ci ri-pensiamo, dal momento che è ormai già fatta.


X16

Ottobre 15, 2007

Camminavo con quel mio amico, in via delle case vecchie. Discutevamo dei vari tipi di paesaggio. Del caso in cui il paesaggio è il panorama, e dunque è implicitamente visto. Se io sono l’osservatore non mi osservo, osservo solo il paesaggio. Ma se io comincio ad osservarmi nel paesaggio è perché mi trovo in uno di quei  casi particolari (vedi #X14). E se essere un osservatore che non si osserva ma osserva il paesaggio esprime un rapporto bipolare, allora essere un osservatore che, oltre a osservare il panorama, osserva anche se stesso dentro il panorama (in un certo senso fa parte del paesaggio intiero), esprime un rapporto tripolare. E ciò mi faceva tribolare, perché realizzavo che si trattava di un chiaro caso di pluralità già da dentro l’osservatore. Anzi, l’osservatore era solo un membro di una pluralità senza vassallo, valvassino o valvassore, o addirittura Re. E l’unico modo per non essere osservatore, ma semplice osservato, paesaggio nel paesaggio, era l’essere morti.


X15

Ottobre 12, 2007

paranze.jpg

Essere afoni come il mio sassofono, ma
il Suo sassofono suona che è un piacere
e nonostante questo
io non ci credo che Lei è più bravo.
È complice la tattica, fa sembrare oro
tutto quel che luccica
compreso il Suo sassofono, che come il mio
sì, luccica, e dell’oro ha davvero le sembianze.
Ma son tutte parvenze, come l’acqua nelle paranze
che le fa sembrar tagliate, sezionate.
È come chi dice che per suonarlo meglio
ci voglion belle panze, o per scatenare grandi danze.

Comunque

essere afoni come il mio sassofono dicevo, ma
il mio: sarà il Mio sassofono a suonare che è un piacere
glielo assicuro, dottore
che è solo una questione d’ore.

[Gianni Pioggia-Puledro, Il treno freddo]


X14

Ottobre 7, 2007

Quando accade mantieni le tue stanze, le distanze, i tuoi colori. In un certo senso mantieni tutte le tue abilità, riconosci le cose. Ma è come, anzi è proprio il caso che tu sia un bambino, e allora vedi le cose come se fossero degne di essere vedute. Di essere vissute. Ma un bambino poi dimentica, tu invece ricordi ancora per un po’, ma sopratutto ti rendi conto che è strano e che se tu da bambino l’avessi potuto provare, se tu da bambino l’avessi potuto capire, ora tu crederesti altre cose.
Poi tutto si dilegua, rimane quello stupido gesto di parole come voler sviluppare un rullino che si è già bruciato.

#2 come poter sviluppare

#3 come dover sviluppare


Enten Eller

Ottobre 4, 2007

k.JPG


X13

Ottobre 4, 2007

Aditus dice:

 

Quel mio amico si diverte a tradurre Teognide, quei versi antichi che però sembrano dell’anteguerra, là sui prati d’erba viva in terra, anche se segnati con un anello minuto. Versa: “O ragazzo, il più desiderato, il più bello fra tutti, / stammi qui, ascolta, anche poche parole.” oppure “Non so capirla la testa dei miei compaesani: / che faccia bene o male, non gli piaccio. / Mi fanno tante critiche, i maligni e anche gli onesti; / ma imitarmi non possono, di questo non s’intendono.” Ma poi si incupisce, parla l’oscuro, fa come quel sileno, anche quello che farfuglia, tartaglia, “Era per i mortali il meglio non essere nati / e non vedere i raggi vividi del sole: / e se si è nati, presto passare le porte dell’Ade, / giacere sotto una gran coltre di terra.”


X12

Settembre 26, 2007

Valentine Dice:
24 Settembre 2007 a 2:50 pm and

Alveari, termitai, cascate di camere, di buchi, grani di sabbia in rovina; è troppo grande e troppo all’improvviso inizia (sopra il pelo dell’acqua profonda, sopra la cima del filo di paglia) il cielo.