X23

Gennaio 13, 2008

Si potrebbe scrivere in orizzontale ciò che si vuole verticale. Spezzare il fraseggio non ha senso se non si ha il tempo, il ritmo, le regole del verso. Se sono troppo pigro per impararle tanto vale rinunciare. Verrà un tempo che io non sarò così pigro e allora smetterò anche di parlare da solo e comincerò a studiare veramente.
Perdo molto tempo.
Non ho ancora letto quel libricino rosso.
Se anche lo avessi letto non lo avrei studiato.
E se anche lo avessi studiato non lo avrei memorizzato.
Sento come un bisogno di scrivere “fine a se stesso”. Non ho nulla da dire. Non ho nulla da dire oggi, ma non ho nulla da dire, anche, in genere. Conosco poche cose e le conosco male. Poi non memorizzo praticamente niente. Non conosco la storia e non mi orizzonto nelle strade delle città. Non ricordo i nomi delle vie. Non ricordo i nomi delle piazze. Mi viene a noia tutto, sono un accidioso della madonna. Senza un minimo di topografia (ma non so neanche il significato certo di questa parola) non si può essere buoni scrittori. È una cosa che credo da molto tempo. Da quando scrivo con word ho preso la brutta maniera di controllare il significato di parole che mi suonano bene per vedere se hanno anche un significato che si allinei alla logica del discorso. Peggio ancora quando vado a controllare sul dizionario De Mauro in linea. Non ho la lena di alzare le chiappe e andare a prendere il mio vecchio vocabolario rosso. Pressappoco del rosso di quel libricino. E una cosa che odio è che questa cosa che ho cominciato a scrivere, proprio ora mi è venuta l’idea di pubblicarla in questo sito. Sarà perché voglio sentirmi dire qualche cosa, che poi magari mi deluderà, ma è un minimo di confronto.
Un’altra cosa che mi è venuta in mente riguarda l’ermetismo. Non ricordo bene cosa si intenda sul piano critico-storico-letterario con la parola “ermetismo”. Ma quando leggo certa poesia mi è subito chiaro che si tratta di questo. Per esempio, se leggo Montale, o Ungaretti, o anche Celan, mi è subito chiaro il concetto. Ma ci sono certe cose come questa di Lina Salvi: Nel quadrilatero delle carceri le case / non hanno geometrie verticali / non hanno torri dipinte d’acciaio / tetti rigonfi di un seme / dune assolate // nel quadrilatero delle carceri / Giovanni giocava / alla Prima guerra mondiale // nelle strade si assommavano / bambini a sassate. O altre cose ancora che non ho qui sotto mano, ma che quando le leggo mi viene in mente che sono ermetiche, sì, ma in un modo antipodico al primo di cui ho parlato. Se quell’ermetismo è un ermetismo nel senso di un mondo estraneo, conchiuso ed escluso da quello di ogni lettore, quest’ermetismo anche. Ma la differenza di cui voglio parlare riguarda la logica. Ho come l’impressione che il primo ermetismo conservi comunque una logica, una sua legge, delle regole. È una logica estranea, che non si guarda in faccia, ma è comunque una coerenza che rassicura. Il secondo ermetismo invece mi sbatte nell’angoscia, nella perdizione. Non riconosco, lì, nessuna logica, le immagini sono sguinzagliate, non sono rassicurato.
E si sa, se non c’è rassicurazione non c’è benessere.

3 Risposte a “X23”

  1. valvolamitralika Dice:

    scusa volevo dire:

    http://www.dresslab.com/LAB/29/

  2. follelfo Dice:

    si svuota solo un pò per volta


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