X21

Novembre 30, 2007

Io e quel mio amico fummo finalmente dall’oltreuomo. Ma l’oltreuomo era molto malato. E, nel nostro caso singolare, era una donna. Un’anziana donna. Una nonna. Stava al tavolo in cucina, lo teneva stretto nelle mani, guardava avanti. Sul muro niente, davanti. A lato la televisione parlava da sola. La gente intorno, pure.

Diceva K che all’uomo non è negato l’eterno. Che non è vero che, dal momento che cominciamo nel tempo dei nostri genitori, il nostro pensiero rimane legato al tempo di tutti i contemporanei e non può imprigionare l’eterno. Non è vero. Infatti possiamo, diceva, pensare l’istante, e l’istante fa esistere l’eterno come un escrescenza dal tempo. Siccome prima non esisteva, ora esistendo si fa subito, e anche, essere. (?) nell’istante ci guardiamo, finalmente. Nulla è più lo stesso. 
E poi, aggiungo io, l’istante lo tralasciamo, perché dobbiamo pur correre nel nostro tempo. Ma se ci pensiamo… Ma sopratutto, se ci fossero solo gli istanti… Se un dio qualsiasi si dimenticasse di cucire col filo dell’illusione tutti i piccolissimi istanti, se gli istanti rimanessero delle grosse pezze colorate, i quadratoni lanosi di una coperta mai composta…

Io e il mio amico incontrammo l’oltreuomo, che era una vecchia donna. La nonna era molto malata, infatti viveva gli istanti e li viveva scuciti. Istanti che non saranno potuti essere mai passato e che neppure furono mai futuro. Non erano neanche presenti. Non si relazionavano, erano assoluti.
L’anziana donna non costruiva memoria, non poteva proprio più.
Così ci consolammo, sembrava che la signora vivesse nell’assoluto, che fosse oltre l’uomo, che fosse più vicina a quel dio che, avendola dimenticata, la svincolava dall’essergli sottoposta. Era più vicina a dio. Ma era molto ammalata. Questa era una contraddizione bell’ e buona. Questo non lo capivamo.

2 Risposte a “X21”

  1. follelfo Dice:

    per dio l’eternità è un attimo
    che è sempre sul punto di finire
    se non l’abbiamo creato
    lo possiamo distruggere
    come a un segreto inventato è più vicino chi non vi crede


  2. Gli esseri più evoluti e saggi della nostra specie cagano e si nutrono tramite tubi, applicano il risparmio energetico per conservare la loro vegetativa vitalità, rigogliosamente immobili, rigorosamente silenziosi per origliare lo scorrere del tempo nei tubi e attraverso loro, l’umiliazione sconfissero con la facile abitudine semplicemente sprofondati nella comodità.
    è l’apice dell’inazione, attività contemplativa pura, soddisfacendo i propri bisogni con costante bioritmicità se ne liberano e avvicinandosi alla morte si preparano per spegnersi il più lentamente possibile, per fare in modo che il cambiamento, l’ultima conversione, sia pressochè irrilevante, quasi invisibile che si nota solo all’udito il ritmo rassicurante diventa continuo.
    Pensate che certe persone si adagiano nel vizio corrompendo il loro organismo solo per emulazione, vogliono anche loro fare meno fatica e abdicare una funzionalità ad un organo meccanico esterno passano la vita a risparmiare ciò che non spendono per uccidersi per garantirsi le cure che garantiranno loro la pace dell’immoto.
    Dimostrano la loro insofferenza per ciò che li tiene svegli e preferiscono spegnere la loro dispendiosa capacità d’influire e si limitano a testimoniare la loro neutra passività, non prendono posizione e per dimagrire fanno il salto del pasto da sdraiato, attività olimpionica della svoglia, che richiede uno sbattimento atroce ma fulmineo, il colpo di reni per fingere di non riuscire ad alzarsi.


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